L'amore per le banche
di Antonio Tricarico – Re:Common
Sembra proprio che i governanti non possono desistere dall’aiutare le banche con i soldi pubblici, e l’avvicinarsi di San Valentino aumenta questo fervore. A fine gennaio, secondo quanto previsto dal decreto “sviluppo due”, la Cassa depositi e prestiti ha deliberato il tasso di conversione in azioni ordinarie delle azioni privilegiate in mano a 65 fondazioni bancarie.
Dopo un lungo braccio di ferro, a dicembre il Parlamento aveva stabilito i criteri. Quindi l’advisor Deloitte ha fatto i conti, valutando il valore della banca di investimenti più grande d’Italia ed ancora per il 70 per cento in mano pubblica. Tirando le somme, le fondazioni l’hanno svangata alla grande: il loro 30 per cento privilegiato sarà convertito in automatico in un 17,35% ordinario, dietro la restituzione di solamente 227 milioni di extra-dividendi percepiti negli ultimi anni. Ripagamento al Tesoro rateizzato in cinque tranche annuali (ossia 45 milioni l’anno).
Si consideri che nel 2003 le fondazioni pagarono la loro quota 1.050 milioni di euro ed questa è valutata in 3.300 milioni. Se consideriamo la restituzione scontata del profitto ricevuto fino ad oggi (una piccola parte dei ben 1079 milioni percepiti), si può dire che abbiamo tutti regalato 2 miliardi di euro circa alle fondazioni.
A queste sarà anche permesso di aumentare la propria quota, fino al 30 per cento per chi lo vorrà. Sembra che un accordo preliminare patrocinato dal premier uscente Monti le porterà al 20 per cento. Ossia verseranno per il 3 per cento mancante circa 500 milioni, anche questi in cinque rate annuali. Va detto che il gigante Cdp fa sempre più profitti da quando ha abbracciato la logica della finanza privata. Nel 2012 si sono superati i 2 miliardi di euro e le prospettive future sono ancora migliori. In breve con un 20 per cento le fondazioni incasserebbero 400 milioni puliti ogni anno, per ridarne un 150 per i primi cinque anni. Così fino a conguaglio avvenuto ci sarà un altro miliardo di guadagno per loro. Ma perché tanta bontà? Le fondazioni sostengono che sono loro a far aumentare il valore della Cassa, anche se in realtà fanno ben poco. Anzi le loro banche di riferimento sono i principali beneficiari dei prestiti della Cassa: ben 18 miliardi negli ultimi quattro anni da rigirare con commissioni alle piccole e medie imprese, che però si lamentano di averli mai visti.
Per i vertici di Cdp tutto ciò è normale, quasi dovuto. Poco male se si tratta delle stesse fondazioni bancarie, oggi nell’occhio del ciclone dello scandalo Monte dei Paschi, e domani di chi sa quale altra banca. Da Tremonti a Bassanini, l’onnipotente manager di Stato di area Pd da anni alla presidenza dalla Cassa, ogni forza politica ha cercato di portare dentro ed aiutare le fondazioni, svendendo uno dei pochi gioielli di Stato rimasti. C’è tempo fino al 1 aprile per capire, tra chi non ama né le banche e i loro amici di Stato, come denunciare un danno erariale prodotto da tanto amore.