Fondi avvoltoio vs Argentina, si decide tutto a New York

foto-flickr-Xomiele-300x208di Luca Manes

Il Financial Times lo ha definito in maniera molto enfatica “il processo del secolo”. Senza dubbio quella che è in corso in queste ore presso la Corte Federale di New York, e che vede contrapposti due cosiddetti fondi avvoltoi e lo Stato argentino, è una causa che potrebbe avere profonde ripercussioni a livello internazionale, fissando un precedente di assoluto rilievo nei casi di ristrutturazione del debito da parte di un Paese in difficoltà.

Ma proviamo a fissare in breve quali sono gli elementi salienti di questa storia, facendo un passo indietro di quasi un decennio.
Nel 2001, quando l’Argentina fece il default per un importo di circa 81 miliardi di dollari, due hedge fund, NML Capital con sede a New York e l’Huntlaw Corporate Service registrato nel paradiso fiscale delle isole Cayman, acquistarono una cospicua porzione del debito sui mercati secondari. Successivamente il governo di Buenos Aires ristrutturò il debito con i suoi creditori, ma la NML Capital non accettò alcuna proposta di revisione, portando in tribunale lo Stato argentino.
La corte di primo grado ha dato ragione agli attori finanziari, ordinando il pagamento di 1,3 miliardi di dollari. In un secondo momento la Corte Federale ha congelato l’esborso, in attesa di avere chiarimenti sulla questione e fissando per oggi la prima udienza. NML Capital e Huntlow nel frattempo avevano provato a battere anche altre strade.
Non avevano avuto successo nella richiesta di far “sequestrare” a mo’ di garanzia del pagamento l’ambasciata argentina a Parigi, mentre lo scorso ottobre una corte ghanese aveva dato loro soddisfazione, imponendo il blocco della nave scuola di Buenos Aires Libertad  nel porto di Tema, 25 chilometri a est di Accra. Una decisione che ha fatto scalpore, poi ribaltata solo grazie all’intervento delle Nazioni Unite.
Purtroppo quello dei fondi avvoltoio è un fenomeno abbastanza diffuso. Si compra una fetta di debito di un Paese in grande difficoltà a pochi spiccioli per fini esclusivamente speculativi, tanto che, qualora fosse pagato l’intero ammontare del debito, i profitti possono arrivare fino al 400 per cento dell’investimento. Insomma, ci si arricchisce alle spalle dei poveri, per buona pace della comunità internazionale, che per il momento non ha preso alcun provvedimento per mettere fuori legge questo tipo di attività.
Certo, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale hanno evidenziato i pericoli posti dai fondi avvoltoi sulla stabilità economica di interi Paesi, ma senza la massiccia mobilitazione di gruppi come Jubilee Usa si è addirittura rischiato che nello Stato di New York fosse approvata una normativa che dava la possibilità agli hedge fund di poter continuare l’iter dei ricorsi anche in sede extragiudiziale.
Sempre Jubilee Usa ha promosso una veglia tenutasi questa notte davanti alla sede della Corte Federale. La società civile internazionale si augura che i giudici applichino principi di buon senso, dando ascolto al parere fatto pervenire loro dal governo a stelle e strisce, che nel complesso perora la causa dell’Argentina. Una sentenza contro i fondi avvoltoio farebbe epoca, una a favore sarebbe un vero disastro. Considerato il macigno del debito che pende sul nostro Paese, forse questa volta anche a noi italiani conviene tifare Argentina.