Banca Mondiale e Diritti Umani

Capitolo 28 del libro “Banca Mondiale, una storia critica” di Eric Toussaint, ottobre 2020. (Traduzione di Giulia Piomponi)


La questione dei “diritti umani” non è mai stata una priorità della Banca Mondiale. Invariabilmente, nelle condizioni stabilite dalla Banca, un diritto prevale su tutto: il diritto individuale di proprietà privata, che nella pratica favorisce i grandi proprietari, che siano individui ricchi o società nazionali e transnazionali. Nelle condizioni sostenute dalla Banca Mondiale, non si trova alcun riferimento ai diritti collettivi delle popolazioni e degli individui. Tuttavia, in quanto istituzioni multilaterali, la Banca Mondiale e il FMI sono soggetti all’applicazione dei trattati internazionali e dei diritti sia individuali che collettivi affermati in essi.


SOMMARIO
  • 1) L’aggiustamento strutturale non rispetta i Diritti Umani
  • 2) Stati, istituzioni finanziarie internazionali e interessi privati
  • 3) La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
  • 4) La Dichiarazione sul diritto allo sviluppo
  • 5) La Carta delle Nazioni Unite e le agenzie specializzate
  • 6) La Banca Mondiale, agenzia specializzata delle Nazioni Unite
  • 7) Conclusione


Se la BM parla di diritti umani, non è nel senso progressista adottato nei grandi testi delle Nazioni Unite. Le ideologie hanno la loro interpretazione specifica del diritto. Jean-Philippe Peemans ci ricorda giustamente:

In ogni caso, nell’attuale ottica occidentale predominante, i diritti umani sono concepiti soprattutto come riguardanti la libertà d’azione individuale, la non interferenza nel mondo privato degli affari economici, il diritto di disporre liberamente della proprietà e, soprattutto, l’astensione dello Stato da qualsiasi atto che violi la libertà individuale di investire tempo, capitale e risorse nella produzione e nello scambio…Per i neoliberali, le rivendicazioni sociali e culturali possono essere aspirazioni legittime, ma mai dei diritti…la visione neoliberale rifiuta qualsiasi approccio collettivo dei diritti. L’individuo è l’unico soggetto che può reclamare diritti, e allo stesso modo, gli unici violatori del diritto possono essere solo individui che devono assumersene piena responsabilità. Non si possono attribuire violazioni dei diritti né ad organizzazioni né a strutture[1]“.

La Banca Mondiale (BM), come il Fondo Monetario Internazionale (FMI), si basa su questa premessa per esimersi da qualsiasi responsabilità nel rispetto dei diritti sociali, economici e culturali. Tuttavia, questi diritti sono indissociabili dai diritti civili e politici ed è impossibile rispettare i diritti individuali se i diritti collettivi non vengono presi in conto. In quanto istituzioni multilaterali, è impensabile che la BM e il FMI non siano soggetti all’applicazione dei trattati internazionali e al rispetto dei diritti tanto individuali che collettivi in essi sanciti. L’esigenza di trasparenza e buon governo vale per tutti. Le istituzioni finanziarie internazionali (IFI) le esigono da parte dei governi indebitati, ma si permettono di ignorarle.

L’esigenza di valutare e dare conto delle attività realizzate non si deve limitare agli Stati ma si deve estendere anche al settore privato e, con un’intensità particolare, alla sfera delle organizzazioni internazionali, visto che le loro attività, le loro politiche e i loro programmi hanno un impatto importantissimo sull’efficacia dei diritti umani[2]. I piani di aggiustamento strutturale (PAS) hanno avuto conseguenze così negative in termini di deterioramento dei diritti economici, sociali e culturali (in particolare sui più vulnerabili) e ambientali, che queste istituzioni devono essere chiamate a rispondere delle loro azioni.

1) L’aggiustamento strutturale non rispetta i Diritti Umani

Nonostante i testi internazionali costituiscano il quadro giuridico per la protezione dei diritti umani, il FMI e la BM “funzionano secondo la logica delle imprese finanziarie private e del capitalismo mondiale, senza una grande considerazione dei risultati sociali e politici delle loro azioni[3]”. Nel 2000, in un rapporto comune, presentato alla Commissione dei diritti umani dell’ONU, il Relatore Speciale e l’esperto indipendente degli effetti del debito esteriore sul godimento dei diritti umani già affermavano:

«Per circa vent’anni, le istituzioni finanziarie internazionali e i governi dei paesi creditori hanno giocato ad un gioco ambiguo e nefasto che consisteva a manipolare le economie del “terzo mondo” e a imporre a paesi impotenti politiche economiche impopolari, pretendendo che la pillola amara dell’aggiustamento macroeconomico permettesse a questi paesi di trovare il cammino della prosperità e della riduzione del debito. In molti paesi la situazione è peggiorata rispetto a quando hanno iniziato a implementare i programmi di aggiustamento strutturale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Questi programmi di austerità rigorosa hanno avuto un costo sociale ed ecologico notevole, e in molti paesi l’indice di sviluppo umano è drasticamente diminuito.[4]

In modo deciso, ricordavano che “l’esercizio dei diritti fondamentali della popolazione dei paesi debitori all’alimentazione, all’abitazione, all’abbigliamento, all’impiego, all’istruzione, ai servizi sanitari e a un ambiente salubre non può essere subordinato all’applicazione di politiche di aggiustamento strutturale e di riforme economiche legate al debito[5].” Tuttavia, le politiche imposte dalle Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI) subordinano l’obbligo del rispetto dei diritti umani, compresa la legittimità dei governi, all’applicazione dogmatica dei loro programmi[6]. In realtà, i programmi di aggiustamento strutturale vanno oltre la “semplice imposizione di un insieme di misure macroeconomiche al livello interno. Ma sono l’espressione di un progetto politico, di una strategia deliberata di trasformazione sociale a scala globale, di cui l’obiettivo principale è rendere il pianeta un campo d’azione in cui le società transnazionali possano operare in totale sicurezza. In breve, i programmi di aggiustamento strutturale (PAS) svolgono un ruolo di “trasmissione” per agevolare il processo di globalizzazione attraverso la liberalizzazione, la deregolamentazione e la riduzione del ruolo dello Stato nello sviluppo nazionale.[7]

La Commissione dei diritti umani dell’ONU ha anche sottolineato che i PAS hanno avuto delle gravi ripercussioni sulle capacità dei PVS di implementare le politiche nazionali di sviluppo il cui obiettivo era il rispetto dei diritti umani, soprattutto diritti economici, sociali e culturali attraverso il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali[8]. Secondo il rapporto di Bernard Muhdo, esperto indipendente, le politiche di aggiustamento strutturale, frutto di una politica deliberatamente elaborata e attuata dai responsabili del FMI e della Banca Mondiale, hanno avuto conseguenze estremamente negative sui diritti economici, sociali e culturali[9], in particolare riguardo alla salute, all’istruzione, all’accesso all’acqua potabile, alla sicurezza alimentare, ecc. [10]. L’esperto stesso constata che le politiche promosse dalle ISI sono state contestate dai cittadini attraverso movimenti di protesta, violentemente repressi dai governi e dai poteri pubblici per garantire la realizzazione dei piani imposti da queste istituzioni ( privatizzazione dell’acqua, privatizzazione dell’elettricità, dei trasporti pubblici, degli ospedali, liberalizzazione dei prezzi dei medicinali, del pane, e di altri beni di prima necessità, protezione degli interessi delle transazionali in materia di investimenti e appropriazione delle risorse naturali comuni).

Esiste di conseguenza un legame stretto tra la massiccia violenza dei diritti economici, sociali e culturali e la violazione massiccia dei diritti civili e politici. Di fronte a questo tipo di violazione degli obblighi internazionali da parte delle autorità pubbliche dello Stato interessato, il FMI e la BM avrebbero dovuto ricordare ai governi i loro obblighi internazionali in materia di protezione dei diritti civili e politici e dei diritti umani in generale. Invece di fermare o sospendere i PAS, queste istituzioni hanno continuato e intensificato la loro applicazione. L’indifferenza e persino il cinismo sono espressi senza mezzi termini in questa frase pronunciata durante la riunione dell’esperto indipendente con i responsabili del FMI: “Per il FMI, bloccare un programma a causa di violazioni dei diritti umani non era giudizioso[11].

È un fatto estremamente grave: queste istituzioni agiscono come se non fossero responsabili di alcun obbligo internazionale, tranne quelli legati agli accordi commerciali o agli accordi sugli investimenti. Ovviamente, queste hanno un obiettivo ben preciso. Nel 1999, l’esperto indipendente designato dalla Commissione dei Diritti Umani, ha indentificato con precisione il processo di globalizzazione e il ruolo delle istituzioni finanziarie come parte della “contro-rivoluzione neoliberale”[12]. Secondo il diritto internazionale, sia convenzionale che consuetudinario[13], esistono principi e regole giuridiche fondamentali che riguardano la protezione internazionale dei diritti umani, la cui portata si estende a tutti i soggetti del diritto internazionale.

2) Stati, istituzioni finanziarie internazionali e interessi privati

Tanto la BM quanto il FMI non sono delle astrazioni, le loro decisioni vengono prese da uomini e da alcune donne, che agiscono in nome dei loro Stati o gruppi di Stati. Eppure, gli Stati sono essi stessi incontestabilmente vincolati ai documenti delle Nazioni Unite. Gli stati membri della BM e del FMI devono quindi, come gli altri, tener conto del rispetto dei diritti umani nelle decisioni che prendo all’interno di queste associazioni. Occorre addirittura andare oltre. Nel processo di globalizzazione, a seguito dell’azione delle società transnazionali, del G7 e delle istituzioni finanziarie internazionali[14], i poteri pubblici nazionali e locali sono stati deliberatamente privati dei loro poteri in materia economica e sociale. Gli stati intervengono sempre di più per assicurare l’esecuzione degli interessi privati invece di assicurare il pieno godimento dei diritti umani. Per la BM, tutti i problemi del sottosviluppo e della povertà si riducono praticamente al fatto che le autorità pubbliche intervengono troppo nella sfera sociale e nell’economia, ostacolando spesso l’azione e le attività del settore privato. Così, il presidente della Banca Mondiale, in un documento intitolato Sviluppo del settore privato, conferma che “una crescita guidata dal settore privato è fondamentale per uno sviluppo sostenibile e per la riduzione della povertà”[15]. Le istituzioni finanziarie internazionali prendono di mira gli Stati, mentre nel rapporto presentato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il Segretario Generale delle Nazioni Unite afferma:

Oggi, si tende generalmente a chiedere ai governi di assumersi troppe responsabilità, dimenticando che l’antica concezione del ruolo dello Stato nello sviluppo non è più valida… E mentre non si dice nulla sulle responsabilità internazionali o sul ruolo dell’economia mondiale e dei suoi meccanismi e strumenti, o ancora sul loro contributo al sistema politico attuale e al regime di governo del mondo moderno-responsabilità di questi sistemi-, si attribuiscono ai governi i mali, le difficoltà e i problemi che hanno essenzialmente la loro origine sulla scena internazionale. Tuttavia, questo tipo di approccio non è né obiettivo né giusto, specialmente nei confronti dei paesi in via di sviluppo che hanno poco peso nelle decisioni fondamentali prese a livello internazionale e che, nonostante ciò, vengono accusati di ostacolare lo sviluppo, mentre le cause profonde delle disuguaglianze a livello internazionale vengono ignorate [sottolineato da me][16].

Quindi, c’è un errore di fondo a considerare gli Stati come i soli responsabili di violare i diritti umani quando si applicano le regole del commercio internazionale o in seguito all’implementazione delle misure imposte dal FMI e dalla BM[17]. Questa tesi è molto diffusa all’interno del FMI e della BM: i responsabili delle violazioni dei diritti umani saranno di fatto gli stati membri, presi individualmente in quanto sono questi alla fine che decidono le politiche che le istituzioni devono applicare. Questa pretesa di de responsabilità è inaccettabile nel diritto internazionale. Tanto il FMI, che la BM e l’OMC (organizzazione mondiale del commercio) sono prima di tutto organizzazioni internazionali[18] nel senso stretto del termine. In quanto tali, esse posseggono una personalità giuridica internazionale[19], hanno un proprio organo[20], e sono dotate di competenze dal trattato o dal accordo di base (competenze d’attribuzione)[21]. Soprattutto, in quanto organizzazioni internazionali, queste hanno diritti e obblighi. In generale, è evidente che nessun’organizzazione internazionale che sostiene di agire come soggetto di diritto internazionale, che intende esercitare le proprie competenze e che afferma di avere una personalità giuridica internazionale, può seriamente sostenere di essere esentata dal rispettare gli obblighi internazionali, in particolare le norme di protezione dei diritti umani[22].

Come soggetto di diritto internazionale, ogni organizzazione internazionale è soggetta al diritto internazionale, compreso le regole di protezione dei diritti umani[23]. In conformità con il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia sull’interpretazione dell’accordo del 25 marzo 1951 tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Egitto:

Niente nel carattere di un’organizzazione internazionale giustifica di considerarla come una sorta di “super-Stato”.  L’organizzazione internazionale è un soggetto di diritto internazionale vincolato, come tale, a tutte le obbligazioni che gli impongono le norme generali del diritto internazionale, il suo atto costitutivo o gli accordi internazionali di cui è parte[24].

Anche se questa opinione è stata data a proposito dell’ OMS, è chiaro che ogni organizzazione internazionale, in quanto soggetto di diritto, deve rispettare il diritto internazionale, compresi i diritti umani riconosciuti a livello internazionale (usanza internazionale, principi generali del diritto, ecc.). La Banca Mondiale non è quindi al di sopra delle leggi. Le obbligazioni derivanti dal diritto internazionale generale impongono quindi alle istituzioni finanziarie internazionali di considerare l’impatto delle loro politiche e decisioni sulla situazione dei diritti umani nei paesi mutuatari. Il Comitato dei diritti economici, sociali e culturali delle Nazioni Unite, in una risoluzione adottata nel giugno 2016, afferma chiaramente di non accettare che il FMI e la Banca mondiale (BIRD) neghino i loro obblighi nel rispetto dei diritti umani:

Il Comitato è pienamente consapevole del fatto che, nel caso del FMI o della BIRD, gli statuti che istituiscono le organizzazioni sono state talvolta interpretate da queste ultime come non richiedenti loro di considerare le questioni relative ai diritti umani nelle loro decisioni[25]. Il comitato non aderisce a questa interpretazione.

E aggiunge:

In quanto istituzioni specializzate delle Nazioni Unite, Il FMI e la BIRD, sono tenute ad agire conformemente ai principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite[26], che fa della piena realizzazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali uno degli scopi dell’Organizzazione, da raggiungere attraverso la cooperazione economica e sociale internazionale[27].

3) La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo

Incluso nel corpus del diritto consuetudinario[28], la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo è, come indica il suo nome, universale; dunque, questa vincola gli Stati e gli altri soggetti internazionali nelle loro azioni specifiche e nelle loro responsabilità. Nessun organismo internazionale può rifugiarsi dietro il suo regolamento interno per considerarsi esentato dal rispetto degli accordi internazionali ratificati dai suoi membri[29]. Le istituzioni internazionali hanno quindi l’obbligo di creare le condizioni per il pieno godimento di tutti i diritti umani, il loro rispetto, la loro protezione e promozione. Eppure, i piani di aggiustamento strutturale, come spiegato prima, si differenziano nettamente. Oggi, ribattezzati «strategie di lotta alla povertà», esse presuppongono che la semplice crescita economica porterà automaticamente lo sviluppo, ciò è smentito, tra le altre cose, dai rapporti annuali del Programma delle Nazioni Unite sullo Sviluppo (PNUD). La suddetta crescita economica, tale come è proposta dalle istituzioni finanziarie internazionali, beneficia soprattutto gli strati più privilegiati della società e fa crescere sempre di più la dipendenza dei paesi del terzo mondo.[30] Inoltre, la crescita economica attuale è fondamentalmente incompatibile con la preservazione dell’ambiente.

4) La Dichiarazione sul diritto allo sviluppo

La visione dello sviluppo, strenuamente difesa dalla Banca Mondiale nonostante i suoi evidenti fallimenti, non è neanche compatibile con un testo così completo ed eminentemente sociale come la Dichiarazione sul diritto allo sviluppo delle Nazioni Unite adottata nel 1986[31]:

             Art. 1: 1. Il diritto allo sviluppo è un diritto inalienabile dell’uomo (…). 2. Il diritto allo sviluppo dell’uomo suppone la piena realizzazione dei diritti dei popoli a determinare liberamente il proprio destino, che comprende […] l’esercizio del loro diritto inalienabile alla piena sovranità su tutte le loro ricchezze e risorse naturali.

            Art.3: La realizzazione del diritto allo sviluppo presuppone il pieno rispetto dei principi del diritto internazionale.

Art.8 : Gli Stati devono adottare a livello nazionale tutte le misure necessarie per realizzare il diritto allo sviluppo. (…) Bisogna procedere con le riforme economiche e sociale appropriate con il fine di eliminare tutte le ingiustizie sociali.

È nel marzo del 1981 che la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha proposto al Consiglio economico e sociale l’istituzione del primo gruppo di lavoro sul diritto allo sviluppo. Questo gruppo si è riunito una dozzina di volte durante il 1980[32] arrivando all’adozione della Risoluzione 41/128 dell’Assemblea Generale dell’ONU, il dicembre 1986, conosciuto con il nome di Dichiarazione sul diritto allo sviluppo. Come Nicolas Angulo Sanchez sottolinea:

Un solo paese osò votare contro: gli Stati Uniti, sostenendo che questa Dichiarazione fosse confusa e imprecisa, rifiutando il collegamento tra sviluppo e disarmo, così come l’idea stessa di un trasferimento di risorse dal Nord sviluppato al Sud sottosviluppato. Otto paesi si astennero: Danimarca, Finlanda, Germania federale, Islanda, Israele, Giappone, Svezia e Gran Bretagna, Danemark, Finlande, Allemagne fédérale, Islande, Israël, insistendo sul fatto che la priorità debba essere data ai diritti individuali rispetto ai diritti dei popoli e rifiutandosi di considerare l’assistenza allo sviluppo come un obbligo del diritto internazionale.[33]

5) La Carta delle Nazioni Unite e le agenzie specializzate

Nonostante sia una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, La Dichiarazione sul diritto allo sviluppo non ha in pratica il carattere vincolante dei trattati internazionali. Tuttavia, altri testi possono avere questo ruolo: La Carta delle Nazioni Unite (preambolo, paragrafo 3 dell’art.1 e art 55 e 56) non è solo il documento costitutivo delle Nazioni Unite, ma anche un trattato internazionale che codifica i principi fondamentali delle relazioni internazionali. Inoltre, i due patti sui diritti civili e politici e sui diritti economico, sociali e culturali sono dei testi normativi legati al diritto allo sviluppo: tutti i diritti enunciati in questi patti fanno parte del contenuto del diritto allo sviluppo[34]. I testi principali delle Nazioni Unite si rivolgono tanto ai diritti individuali quanto a quelli collettivi, al diritto allo sviluppo quanto al diritto alla sovranità politica ed economica degli Stati. Di fatto, la BM, così come il FMI, l’OMC, e le società transnazionali, non hanno mai accettato di sottostarvi.

Queste istituzioni finora hanno potuto godere di una terrificante impunità poiché, malgrado qualche successo interessante, il diritto attuale è lontano dall’ essere perfetto. Sicuramente esistono una serie di strumenti e di giurisdizioni in materia di crimini contro i diritti umani individuali e contro l’umanità, ma altri crimini che fanno un gran numero di vittime in tutto il mondo – crimini economici – non sono ancora oggetto di nessuna giurisdizione internazionale, convenzione o definizione internazionale.

6) La Banca Mondiale, agenzia specializzata delle Nazioni Unite

Inoltre, la Banca mondiale corrisponde alla definizione di una delle “istituzioni specializzate create dagli accordi intergovernativi e dotate, ai sensi dei loro statuti, di ampie responsabilità internazionali nei settori economico, sociale, culturale, intellettuale ed educativo, della sanità pubblica e altri settori correlati”. Così definita, essa è vincolata al sistema delle Nazioni Unite attraverso il Consiglio economico e sociale (conosciuto con l’abbreviazione inglese ECOSOC, che opera sotto l’autorità dell’Assemblea generale), secondo l’articolo 57 paragrafo 1 della Carta delle Nazioni unite. Il sistema delle Nazioni Unite si basa sulla cooperazione internazionale, in particolare sulla cooperazione economica e sociale internazionale. Secondo l’articolo 55, al fine di creare le condizioni necessarie per la stabilità e il benessere che assicurino tra le nazioni relazioni pacifiche e amichevoli basate sul rispetto del principio dell’uguaglianza dei diritti dei popoli e del loro diritto all’autodeterminazione, le Nazioni Unite agiranno, tra le altre cose, a favore di:

  • A) dell’aumento del tenore di vita, del pieno impiego e delle condizioni di progresso e sviluppo nell’ambito economico e sociale
  • B) della soluzione dei problemi internazionali nei settori economico, sociale, della salute pubblica e di altri problemi correlati, nonché della cooperazione internazionale nei settori della cultura intellettuale e dell’educazione
  • C) del rispetto universale ed effettivo dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzioni di razza, sesso, lingua o religione.

Il sistema intero delle Nazioni Unite è basato sui seguenti principi:

1. Uguaglianza sovrana di tutti i suoi membri;

2. i Membri devono adempiere di buona fede gli obblighi che hanno assunto ai sensi della Carta.

Di conseguenza, da un punto di vista storico e contrariamente alla loro proclamazione, il FMI e la Banca mondiale sono delle istituzioni specializzate delle Nazioni unite. In quanto tali, sono vincolate alla Carta delle Nazioni Unite. È inevitabile quindi, di porsi la seguente questione: la BM e il FMI sono tenute a rispettare gli obblighi enunciati nella Carta, incluso l’obbligo di rispettare i diritti umani?

La Corte Internazionale di Giustizia lo ha chiaramente ribadito nel caso della Barcelona Traction e in quello del Timor Est[35]:  Gli statuti della Banca Mondiale sono completamente permeati dagli obblighi derivanti dal diritto consuetudinario, in particolare dagli obblighi erga omnes e dalle regole del jus cogens. Questi obblighi, noti anche come diritto imperativo, significano che le norme del diritto internazionale, indipendentemente dalla loro natura, sono sempre legalmente vincolanti, e la loro violazione comporta conseguenze giuridiche particolari in relazione agli obblighi e ai diritti che ne derivano.

Parliamo per esempio, del principio d’uguaglianze sovrana degli stati, del divieto d’impiego della forza, il divieto alla tortura, dell’interdizione della scomparsa forzata delle persone, i quali presentano tutti un carattere imperativo. Le regole del jus cogens fanno parte integrante dell’ordine pubblico internazionale, dal quale nessun soggetto può sottrarsi, che abbia o meno ratificato trattati o convenzioni internazionali. Gli obblighi erga omnes, molto simili al jus cogens, riguardano, come ha osservato la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), l’obbligo giuridico (meglio ancora, l’obbligo di prevenzione e repressione) che tutti i soggetti del diritto internazionale hanno, data l’importanza dei diritti in questione, di proteggere tali diritti, in particolare l’obbligo di rispettare e far rispettare in ogni momento e in ogni circostanza i diritti umani.  I soggetti di diritto internazionale hanno anche l’obbligo di non “fornire aiuto o assistenza” al mantenimento di una situazione illegale. Se è vero che la Banca Mondiale e il FMI sono indipendenti dall’ONU nel loro funzionamento, esse devono tuttavia rispettare  i diritti umani e il diritto consuetudinario in generale. Spetta loro quindi astenersi dal fornire qualsiasi forma di assistenza agli Stati che mantengono politiche contrarie ai diritti umani e condannate anche dal diritto internazionale.


A questo proposito, è opportuno ricordare l’illegalità dei prestiti concessi dalla Banca all’Africa del Sud e al Portogallo, mentre la politica dell’apartheid del primo di questi Stati e la politica coloniale del secondo erano già state condannate ripetutamente dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’obbligo di non fornire aiuto e assistenza è stato nuovamente confermato dalla Corte di giustizia internazionale nel caso relativo alle conseguenze giuridiche della costruzione di un muro nel territorio palestinese occupato, parere consultivo richiesto dalla Corte internazionale di giustizia da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite in base alla risoluzione A/RES/ES-10/14 dell’8 dicembre 2003.

Le IFI devono integrare l’obbligo del rispetto dei diritti umani nell’elaborazione e implementazione delle loro politiche: nessun soggetto di diritto internazionale può sottrarsi a questi obblighi invocando l’assenza di un mandato esplicito o l’argomento della “non politicizzazione”, o ancor meno un’interpretazione restrittiva dei diritti economici, sociali e culturali come elementi meno vincolanti rispetto ai diritti civili e politici.
Questo aspetto è stato ben sottolineato da Éric David, il quale afferma, riguardo al diritto applicabile alle Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI), che “i diritti più specificamente coinvolti in una situazione di degrado economico e sociale sono i diritti economici, sociali e culturali. Una tale situazione minaccia infatti il godimento di tali diritti da parte di categorie più o meno ampie della popolazione.” Non è quindi esagerato affermare che le situazioni di estrema povertà portano ad una violazione di quasi tutti i diritti economico, sociali e culturali”[36]. L’autore citato, continua:

« se i diritti colpiti dai PAS sono all’inizio i diritti economico-sociali, può accadere, per effetto domino, che a questi segua anche una violazione dei diritti politici e civili delle persone coinvolte[37]

Conclusione

Né la Banca Mondiale né il Fondo Monetario Internazionale possono invocare il loro “diritto costituzionale” per sfuggire agli obblighi di proteggere i diritti umani, sotto il pretesto che le loro decisioni devono essere guidate esclusivamente da considerazioni di natura economica. È importante sottolineare che le politiche condotte dalle istituzioni di Bretton Woods, di cui la portata delle azioni è incredibilmente vasta, hanno ripercussioni dirette sulla vita e sui diritti fondamentali di tutti i popoli.[38]


NOTE

[1] Peemans, Le développement des peuples face à la modernisation du monde, op. cit., p. 349.

[2] Nicolas Angulo Sanchez, El Derecho Humano al Desarollo frente a la mundialización del Mercado, IEPALA, Madrid, 2005, p. 145.

[3] Madjid Benchik, Robert Charvin, Francine Demichel, Introduction critique au droit international public, Lione, Stampa universitaria di Lione, 1986, p. 12.

[4] ONU-CDH, «Allègement de la dette et investissement local: coordination entre l’Initiative en faveur des pays pauvres très endettés (PPTE)», rapporto comune di Ronaldo Figueredo (rapporteur spécial) et de Fantu Cheru (esperto indipendetne), 14 gennaio 2000, E/CN.4/2000/51, § 1.

[5] Idem, § 5.

[6] In particolare, l’impoverimento massiccio di interi strati della popolazione dei paesi del Terzo Mondo. Ricordiamo che la povertà è considerata “come uno stato di negazione, se non addirittura di violazione, dei diritti umani”. Vedere ONU-CDH, “Attuazione del diritto allo sviluppo nel contesto mondiale attuale. Esame del sesto rapporto dell’esperto indipendente sul diritto allo sviluppo”, E/CN.4/2004.18/4, 17 febbraio 2004, § 12.

[7] ONU-CDH, Effets des politiques d’ajustement structurel sur la jouissance effective des droits de l’homme, rapport de l’expert indépendant Fantu Cheru, E/CN.4/1999/50, § 31.

[8] Consecuencias de las políticas de ajuste económico originadas por la deuda externa en el goce efectivo de los derechos humanos y, especialmente, en la aplicación de la Declaración sobre el derecho al desarrollo, Risoluzione della Commissione dei Diritti Umani 1999/22.

[9] La violazione massiccia e costante dei diritti economici, sociali e culturali è indissociabile dall’insieme dei diritti umani, poiché la loro violazione è normalmente accompagnata da gravi violazioni dei diritti civili e politici. Si veda Jacques Fierens, “La violazione dei diritti civili e politici come conseguenza della violazione dei diritti economici, sociali e culturali”. Institutions financières, l’exception aux droits humains, Centre de droit international de l’Université libre de Bruxelles, Revue belge de droit international, décembre 1998, 1991-1, http://rbdi.bruylant.be/public/modele/rbdi/content/files/RBDI%201999/RBDI%201999-1/Dossier/RBDI%201999.1%20-%20pp.%2046%20%C3%A0%2057%20-%20Jacques%20Fierens.pdf.

[10] ONU-CDH, Effets des politiques d’ajustement structurel et de la dette extérieure sur la jouissance effective de tous les droits humains, en particulier des droits économiques, sociaux et culturels, E/CN.4/2003/10, § 42.

[11] ONU-CDH, Quarto rapporto dell’esperto indipendente Arjun Sengupta, E/CN.4/2002/WG.18/2/ Add. 1, 5 marzo 2002, § 21.

[12] ONU-CDH, Effets des politiques d’ajustement structurel sur la jouissance effective des droits de l’homme, rapporto dell’esperto indipendente Fantu Cheru, E/CN.4/1999/50, § 28-30.

[13] Il diritto convenzionale è un diritto scritto le cui regole sono stabilite da convenzioni internazionali, come il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR). Il diritto consuetudinario è il diritto non scritto che è vincolante, come la proibizione dei crimini contro l’umanità, crimini di aggressione, diritti dei popoli sulle loro risorse naturali, ecc.

[14] Alejandro Teitelbaum li definisce «strumenti e mandatari di grandi potenze e del grande capitale…». Vedi Alejandro Teitelbaum, El Papel de las sociedades transnacionales en el mundo contemporàneo, Buenos Aires, Producciones Graficas, 2003, p. 104.

[15] Nota del presidente della Banque mondiale, 28 settembre 2004. Citato da Hugo Ruiz Diaz Balbuena in « Les politiques menées par les IFI et leur responsabilité pour les violations massives des droits humains suite à l’imposition des programmes d’ajustement structurel », doc. dactylographié, 3 ottobre 2004.

[16] AG/ONU, Questioni relative ai diritti umani: questioni relative ai diritti umani, compresi i vari mezzi per garantire meglio l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali. La globalizzazione e il suo impatto sul pieno godimento dei diritti umani, rapporto del segretario generale, 7 agosto 2003, § 16-17.

[17] In pratica, ritenere responsabili solo gli Stati equivale a “ritenere responsabili gli organi esecutivi”, mentre le principali istituzioni responsabili dell’adozione di queste politiche godono di impunità…”.Vedi ONU-CDH, La mondialisation et ses effets sur la pleine jouissance des droits de l’homme, E/CN.4/Su.2/2003/14, § 37.

[18] Vedi José Antonio Pastor Ridruejo, Cours général de droit international public, Recueil des Cours de l’Académie de droit international (RCADI), 1998, t. 274, p. 193-198.

[19] Vedi CIJ, Réparation des dommages subis au service des Nations unies (affaire Bernadotte), Recueil, 1949, www.icj-cij.org/fr/affaire/4

[20] Joe Verhoeven, Droit international public, Précis de la faculté de droit de l’UCL, Bruxelles, Larcier, 2000, p. 205.

[21] Jean Combacau et Serge Sur, Droit international public, Paris, Montchrestien, 1995, p. 731-732.

[22] E/CN.4/Su.2/2003/14, § 37.

[23] Pierre-Marie, Dupuy, Droit international public, Paris, Dalloz, 1995, 3e éd., p. 115.

[24] CIJ, Caso dell’interpretazione dell’Accord del 25 marzo 1951 tra l’OMS et l’Egitto, parere consultativo del 20 dicembre 1980, Mec., 1980, p. 89 et 90, § 37.

[25] Vedi FMI, Statuts, art. 4, sect. 3 b; et BIRD, Statuts, art. 4, sect. 10.

[26] Carta delle Nazioni Unite, art. 57 et 63; Assemblea generale, risoluzione 124-II del 15 novembre 1947, portant approbation des accords avec la BIRD et le FMI.

[27] Vedi la Carta delle Nazioni Unite, art. 1 3 et 55 c. United Nations, «Treaty bodies download», E/C.12/2016/1, https://tbinternet.ohchr.org/_layouts/15/treatybodyexternal/Download.aspx?sy mbolno=E/C.12/2016/1&Lang=en.

[28] CIJ, Affaire du personnel diplomatique et consulaire des États-Unis à Téhéran, 1986, p. 42, § 91.

[29] Gustave Massiah, «La réforme de l’ONU et le mouvement altermondialiste », in Collectif, ONU: droits pour tous ou loi du plus fort? op. cit., p. 404-405.

[30] Sanchez, El Derecho Humano al Desarollo frente a la mundialización del Mercado, op. cit., p. 16.

[31] Vedi testo integrale della Dichiarazione allo sviluppo: https://fidu.it/wp-content/uploads/2017/03/DICHIARAZIONE-SUL-DIRITTO-ALLO-SVILUPPO-1987.pdf

[32] Il decennio degli anni ’80 è veramente paradossale perché vede nascere uno strumento potenzialmente meraviglioso a livello globale con l’adozione di questa dichiarazione sul diritto allo sviluppo. È anche uno dei decenni più negativi dal punto di vista dei diritti umani e dello sviluppo, a seguito dell’esplosione della crisi del debito, del deterioramento dei termini dello scambio commerciale, dell’accentuarsi delle disuguaglianze tra i paesi del centro e quelli della periferia, e all’interno di ciascun paese.

[33] Sanchez, El Derecho Humano al Desarollo frente a la mundialización del Mercado, op. cit., p. 36-37.

[34] Ibid., p. 288.

[35] CIG, Recueil, 1970 et CIJ, Recueil, 1996.

[36] Éric David, «Conclusions de l’atelier juridique : les institutions financières internationales et le droit international», Les institutions financières internationales et le droit international, Bruxelles, ULB, Bruylant, 1999, § 2.

[37] Ibid., § 4.

[38] Vedi ONU-CDH, Effets des politiques d’ajustement structurel et de la dette extérieure sur la jouissance effective de tous les droits humains, en particulier des droits économiques, sociaux et culturels, E/CN.4/2003/10. Analyse du cas de la Bolivie.